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L’edilizia prefabbricata viene spesso associata alla rapidità, ma per Ucuber il vantaggio maggiore sta nel controllo: tolleranze più strette, meno variabili in cantiere e un percorso più prevedibile dalla progettazione all’edificio finito.
Abbiamo parlato con Piotr Kęsek, direttore del reparto Ingegneria e Progettazione (DPT) di Ucuber, di come funziona il loro sistema volumetrico con struttura in acciaio, di cosa serve per costruire in climi difficili e del perché le prestazioni energetiche e la sostenibilità misurabile stanno diventando sempre più importanti nell’edilizia modulare.
Foto © Ucuber

Ucuber utilizza moduli volumetrici che, quando escono dalla fabbrica, sono già altamente rifiniti. Cosa cambia in pratica?
Piotr Kęsek: I nostri moduli escono dalla fabbrica già completi al 90% circa. Questo significa che gran parte del processo di costruzione avviene in un ambiente controllato piuttosto che in cantiere.
Durante la produzione, possiamo controllare costantemente la geometria, le saldature, i collegamenti e ogni fase dell’assemblaggio. Questo ci permette di lavorare con una tolleranza ripetibile di circa ±2 mm e riduce molte delle variabili che di solito caratterizzano i lavori di costruzione tradizionali in cantiere.
Ci permette di avere un controllo molto maggiore sulla qualità e sull’uniformità prima ancora che l’edificio raggiunga la sua destinazione finale.
L’acciaio è il cuore del tuo sistema. Perché è particolarmente adatto all’edilizia modulare?
Piotr Kęsek: L’acciaio ci offre una combinazione davvero utile di resistenza strutturale e flessibilità.
Ci permette di realizzare campate lunghe ed elementi strutturali relativamente esili, pur rimanendo incombustibile e dimensionalmente stabile. Questo diventa particolarmente importante quando i moduli devono essere trasportati, sollevati e collegati in cantiere.
È anche un sistema molto versatile. Possiamo usarlo per progetti in ambienti molto diversi tra loro, dai climi tropicali alle condizioni artiche, e persino per edifici situati sull’acqua.
Quando un progetto richiede prestazioni strutturali, antincendio o acustiche più elevate, possiamo anche abbinare la struttura in acciaio a elementi prefabbricati in calcestruzzo.
Tutto è progettato in conformità con gli Eurocodici, mentre il BIM funge da riferimento comune durante tutte le fasi di progettazione e produzione.

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RICHIEDI PREVENTIVILa costruzione modulare viene a volte presentata soprattutto come un processo di produzione. Quanto è importante il team che sta dietro al sistema?
Piotr Kęsek: È fondamentale.
Un buon sistema modulare non riguarda solo ciò che succede all’interno della fabbrica. Le decisioni prese in fase di progettazione influiscono sulla produzione, sul Trasporto, sull’installazione, sui costi e, in definitiva, sulla redditività dell’investimento.
Ecco perché i nostri progettisti, i team di produzione, gli specialisti della logistica, le squadre di montaggio e l’ufficio commerciale lavorano tutti insieme come parte dello stesso processo.
Possiamo quindi affiancare il cliente fin dalle prime decisioni tecniche, passando per la progettazione, la produzione, il trasporto e l’assemblaggio finale.
Per l’investitore, questo significa meno interfacce da gestire e un unico partner che si assume la responsabilità in tutte le diverse fasi del progetto.

Hai lavorato a progetti per mercati come la Svezia e l’Islanda. Cosa cambia quando si progetta per climi come questi?
Piotr Kęsek: Parecchia roba.
In quei mercati, gli edifici potrebbero dover far fronte a carichi elevati causati da neve e vento, movimenti sismici, pioggia battente, cicli di gelo-disgelo e, nelle zone costiere, a una notevole esposizione alla corrosione.
Quindi la durata non può essere considerata una specifica standard che si ripete semplicemente da un progetto all’altro.
La struttura, la composizione della facciata, i collegamenti, l’impermeabilizzazione e la protezione dalla corrosione devono tutti adattarsi alla posizione effettiva e alle condizioni di esposizione.
Per i componenti in acciaio, ad esempio, la protezione dalla corrosione può variare dalla classe C2 fino alla C5-M per ambienti marini e industriali particolarmente aggressivi.

La produzione dei moduli al chiuso ti offre un vantaggio in quegli ambienti?
Piotr Kęsek: Sì, soprattutto quando si parla dell’involucro edilizio.
I punti critici, l’impermeabilizzazione e la tenuta alle intemperie possono essere realizzati e controllati in fabbrica prima che i moduli vengano trasportati.
Questo significa che ci saranno meno lavori importanti da svolgere all’aperto sotto la pioggia, la neve, il vento o con temperature basse.
Riduce l’incertezza legata alle condizioni meteorologiche durante la costruzione e ci permette di avere un maggiore controllo sulle parti dell’edificio che sono particolarmente importanti per la durata nel tempo.
In tutta Europa, i requisiti in materia di efficienza energetica stanno diventando sempre più severi. Cosa riesce a fare il tuo sistema standard?
Piotr Kęsek: Il nostro involucro edilizio standard può raggiungere valori U pari a ≤0,18 W/m²K per le pareti, ≤0,15 W/m²K per i tetti, ≤0,25 W/m²K per i pavimenti e ≤0,90 W/m²K per le finestre.
Da lì, le specifiche possono essere ulteriormente sviluppate a seconda del progetto e del mercato locale. Questo può significare orientarsi verso standard come il KfW 40 o la Casa passiva.
Anche sistemi come le pompe di calore, i pannelli fotovoltaici, la ventilazione meccanica con recupero di calore, il riscaldamento a pavimento e i sistemi di gestione degli edifici possono essere integrati direttamente nell’architettura e nella progettazione impiantistica.
L’importante è tenerne conto fin dall’inizio, invece di considerare l’efficienza energetica come qualcosa da aggiungere in un secondo momento.

E quando parli di sostenibilità, ti riferisci soprattutto al consumo energetico una volta che l’edificio è occupato?
Piotr Kęsek: No. Il consumo energetico operativo è importante, ma rappresenta solo una parte dell’impatto ambientale dell’edificio.
L’edilizia modulare può anche migliorare l’efficienza nell’uso dei materiali, nell’approvvigionamento e nella produzione, riducendo al contempo i rifiuti edili.
Con una costruzione modulare con struttura in acciaio, un progetto ottimizzato e una produzione controllata si può contribuire a ridurre il carbonio incorporato. A seconda del progetto, della metodologia e del parametro di riferimento, si possono ottenere riduzioni di circa il 40–45% rispetto alle tecniche di costruzione tradizionali.
Ma pensiamo che queste affermazioni dovrebbero essere supportate da dati concreti.
Le dichiarazioni ambientali di prodotto possono essere collegate alle informazioni sui materiali basate sul BIM, permettendoci di passare dal BIM all’IFC e poi agli strumenti di rendicontazione delle emissioni di carbonio.
Questo fornisce agli investitori informazioni quantificabili che possono supportare le valutazioni del ciclo di vita, la rendicontazione ESG e i sistemi di certificazione come BREEAM e DGNB.
Lo stesso approccio può essere adattato anche alle normative nazionali, comprese le dichiarazioni ambientali relative agli edifici di nuova costruzione in Svezia.
Quindi, quando si parla di edilizia modulare, la rapidità è solo una delle caratteristiche che ne definiscono il valore.
Piotr Kęsek: Esatto.
Costruire più velocemente è utile, ma la velocità da sola non basta.
Il vantaggio principale è poter unire velocità, precisione, ripetibilità, controllo della qualità e maggiore prevedibilità durante tutto il progetto.
Per noi, è proprio qui che l’edilizia modulare diventa particolarmente preziosa: quando offre all’investitore un maggiore controllo sia sul processo tecnico che sul risultato finale.

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Tutte le fotografie sono di proprietà di Ucuber
